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giovedì 5 marzo 2015

Euro / Dollaro

Draghi sta svalutando l'Euro per portare l'Europa a poter esportare ai prezzi della Cina.

sabato 21 aprile 2012

iTV

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Apple deciderà di entrare nel mercato delle TV solo quando avrà trovato un modo per cambiare quello stesso mercato. Apple infatti non lancia solo dei prodotti ma studia una strategia per cambiare il modello di ricavo dei vendor e le decisioni di acquisto dei consumatori. La strategia gli consente di cogliere di sorpresa i competitor e guadagnare in poco tempo una fetta considerevole del mercato e non una fetta a caso, ma la fetta più profittevole.

Non sono in grado di prevedere quale possa essere la strategia di Apple per il mercato delle TV. Se lo fossi magari avrei anche una mia azienda quotata in borsa con azioni scambiate ad un valore cento volte quello della Fiat. Mi piace immaginare però che per il modello di ricavo la Apple potrebbe fare accordi commerciali con grandi player, ad esempio Sky o Disney, mentre per i consumatori potrebbe stupire ancora in tecnologia e software magari integrando una piattaforma di videogame a comando vocale e/o gestuale.

Ma non basta. Dovrebbe essere qualcosa di inimmaginabile. Si sa infatti che Steve Jobs fosse molto interessato alle TV ma chissà se avrà fatto in tempo a razionalizzare e trasferire la sua idea visionaria prima di salutarci.

Think Different.

mercoledì 4 aprile 2012

Google Glass

Quante volte e sempre più spesso ormai mi scopro a camminare per strada guardando verso il basso nel mio iphone. Gli occhiali per la realtà aumentata li abbiamo già visti ma le idee di google adesso vanno verso il social e di sicuro sembrano non troppo invasive...

mercoledì 9 novembre 2011

Lumen

Tra qualche iPhone, mi aspetto un proiettore integrato. E un'altra rivoluzione si annuncia...
Questa custodia è di BrookStone e costa 230 dollari.

custodia_proiettore.jpg

giovedì 6 ottobre 2011

venerdì 24 giugno 2011

Cloud targeting

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Vision :

Cloud computing: A fundamental landscape change. "We've spent the past 40 years putting technology inside the enterprise and we're going to spend the next 20 years ripping it out."

Considerazione davvero interessante e ironica allo stesso tempo. Ce ne sono altre interessanti, però meno ironiche, nell'intervista a Bill Gurley qui.

Per una volta avere la testa tra le nuvole porta sulla buona strada. Anche Steve Jobs consiglia di essere "folli" nei suoi discorsi ai giovani. Ed è proprio come si viene considerati se si prova a parlare seriamente di cloud nelle aziende che investono milioni in server. E se poi sei in Italia... Beh in effetti è un po' presto per cambiare rotta drasticamente, ma forse qualche piccola sperimentazione andrebbe fatta, da tutti.

Ho comprato un ipod touch, un mac book pro, un apple tv, un time capsule e un iphone. Ho comprato quindi anche tanta memoria. Ho la musica, le foto e i video sul mac book pro, quindi le sincronizzo, ovvero le copio, su ipod, apple tv e iphone, in più faccio il back up sulla time capsule. Significa che la stessa foto, l'identica foto, è presente su 5 dispositivi. La posta elettronica invece solo su 3, ma non solo le mail, anche l'applicazione di posta.

Ho comprato la time capsule per vedere i film sulla tv attraverso la apple tv. La apple tv legge in wifi i film sulla time capsule e li spara sulla tv. All'inizio ho anche scaricato qualche film dalla rete e li ho messi ordinati nella time capsule, pronti per andare in tv. Poi ho scoperto che dopo averli scaricati li vedevo una sola volta, anzi neanche. Ho una montagna di film nella time capsule che non ho mai visto e mai vedrò.

Ho capito che scaricare film dalla rete e metterseli ordinati nel proprio hard disk non è poi tanto diverso da accatastare montagne di VHS sull'armadio. Che fine hanno fatto quelle cassette? Che fine faranno gli hard disk domestici? O quale uso ne faremo..

I film sono tutti in rete e non c'è bisogno di scaricarli per vederli, basta lo streaming diretto, in tempo reale. Se un film ti piace tanto, allora fai lo streaming tutte le volte che vuoi. C'è chi li guarda in treno, ma questa gente vive in treno? Bah..

Se penso ai software che vendo alle aziende, perché me li chiedono, mi rendo conto che siamo veramente lontani dal cloud e questi prossimi 20 anni, che sembrano un'eternità, forse non basteranno.

mercoledì 12 gennaio 2011

Virtual & augmented domotica

Va bene tutto, la tecnologia mi appassiona tantissimo, ma certe cose mi fanno un po' paura...
Non si capisce più cosa è vero e cosa è virtuale.
Mi mette in crisi perfino "cogito ero sum", mi viene qualche dubbio...

Augmented (hyper)Reality: Domestic Robocop from Keiichi Matsuda on Vimeo.

domenica 12 dicembre 2010

Bye bye hard disk



A metà del 2011 verrà commercializzato il primo netbook senza hard disk. Grazie al nuovo sistema operativo Google Chrome OS tutti i servizi, i programmi e i dati saranno in rete. L'avvio del sistema impiegherà 5 secondi. Servirà immettere user e password ed indicare quale connessione di rete utilizzare.

Alcuni blog riportano che il sistema funzionerebbe anche offline, questo non me lo spiego. Certo sarebbe sufficiente un banale meccanismo di sincronizzazione, come per la mail. Un client di posta elettronica funziona anche offline, poi quando si connette alla rete si riallinea col server con un'operazione di sincronizzazione. In questo caso però c'è bisogno per forza del disco. Sono curioso di scoprire cosa decideranno di fare.

Google Chrome OS, in realtà, si può scaricare già da un anno. Per farlo funzionare bisogna montarlo su una virtual machine. La rivoluzione però potrebbe iniziare fra sei mesi, quando si potrà acquistare un oggetto mai visto prima, un pc senza hard disk. Personalmente non sono tra quelli che osteggiano questa rivoluzione. Non mi faccio problemi a lasciare i miei dati su qualche server remoto a Palo Alto o in India oppure perfino in Cina. Se qualcuno vuole i miei dati li potrebbe venire a prendere nella mia rete di casa. Ma perché mai dovrebbe farlo? Sono così interessante?

Ok, se un giorno tutto di tutti fosse online qualche rischio in più ci sarebbe, certo. Ma perché oggi non è già tutto online? WikiLeaks fa scuola. Il famigerato sito, molto attuale in questi mesi, riceve documenti segreti o riservati tramite dropbox, un contenitore cifrato che permette di archiviare documenti su server di rete. Archiviare e condividere ovviamente.

Siamo già spiati. Non c'è niente da temere. E poi la maggior parte degli internauti frequenta abitualmente uno o più social network dove condividere cose molto personali è alla base di tutto.

domenica 14 novembre 2010

Facebook mail

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Facebook si estende ancora.

Questa volta non si espande per numero di utenti, questo è scontato, lo fa con un servizio storico, quello della posta elettronica. La email è stata di fatto il primo sistema di socializzazione elettronica, molto web 1.0, ma estremamente diffuso, essenziale, rivoluzionario.

Oggi la posta elettronica è ormai superata dai Social Network in termini di utilizzo. Perché mai Facebook dovrebbe investire in uno strumento superato, in declino? Oggi la email è sì ancora indispensabile, insostituibile, ma in futuro sarà ancora così? No di certo, eppure, la newco Facebook ci punta. La verità, e lo titolano tutti i blog, è che Facebook ha intenzione di attaccare Google, il solo vero grande colosso e padrone di Internet.

Non lo fa solo accaparrandosi le quote di mercato, ossia il numero di utenti e il loro tempo speso sulla rete, non lo fa solo portandosi in azienda i migliori dipendenti di Google, adesso lo fa pure con i servizi.

Una volta, per spiegare ai più vecchi cosa fosse la posta elettronica, un importante dirigente di Barilla disse che aveva sostituito la sua segretaria con la posta elettronica, infatti non ne aveva più bisogno. Quest'uomo illuminato oggi direbbe, a proposito dei Social Networ, che andrebbe a sostituire i suoi agenti di commercio, gli strumenti di CRM, la comunicazione 1.0, le trasferte per i meeting e i meeting stessi, ecc. ecc.

Facebook nasce come sistema B2C cioè con un servizio rivolto ai privati dove i ricavi arrivano dal classico modello della pubblicità, proprio come Google. I soldi veri, com'è noto, stanno nelle tasche delle aziende, ma la pubblicità non è la sola porta, ne esistono altre. Google ci sta provando proprio attraverso i servizi social orientati fondamentalmente al lavoro di gruppo. Google è partito con la posta per poi introdurre strumenti come gDocs, gTalk o gWave. Fino ad ora è andato avanti con calma, non avendo rivali. Forse non si è posto neanche seriamente questo traguardo. Adesso sembra che debba cominciare a correre.

Facebook potrebbe raggiungere prima questo traguardo grazie al diffondersi dell'Enterprise 2.0, cioè concetti e strumenti all'insegna del social, che esaltano la collaborazione all'interno delle aziende e fra le aziende. Per quanto riguarda l'email, la posta certificata potrebbe essere di fatto la prima carta da scoprire nel gioco del potere.

Il passo della posta l'avevo già predetto qui. Ma non è che l'inizio, Facebook è già molto più di quello che appare. Quando andrà a competere sulla ricerca in rete con Google, ci sarà da raccontare lo scontro finale. Anche questo è titolato qui.

giovedì 29 aprile 2010

No Memory

Chi non ha memoria deve per forza di cose fare innovazione.

giovedì 4 marzo 2010

La convergenza delle reti

Essere connessi sempre significa sottoscrivere per lo meno tre abbonamenti diversi. Un abbonamento ADSL per la casa, uno 3G per lo smartphone, uno per la chiavetta USB da attaccare al notebook.

Tempo fa avevo deciso di fare economia eliminandone uno, quello ADSL, in quando potevo usare la chiavetta H3G anche in casa. Poi ho capito di poter eliminare pure la chiavetta sfruttando il tethering del mio iPhone. Il tethering con TIM è incluso nella tariffa flat, quindi non richiede costi aggiuntivi.

La verità è che la rete 3G offre una banda effettiva davvero scadente. E' già satura per i miei gusti e pare stia scoppiando. Per questo ho già fatto un passo indietro. Ho rinunciato al 3G per sfruttare la rete EDGE, che se non altro consuma la metà della batteria del telefonino. Resta il fatto che l'utilizzo in tal senso è fortemente limitato, scoraggiante.

Per tutto questo torna in voga la rete ADSL. Rispetto ad un anno fa, tutti gli operatori hanno finalmente inserito la chiavetta USB nel proprio portafoglio di offerte ADSL. Quasi sempre però c'è da pagare qualcosa in più e questo non va mica tanto bene. Inoltre, si tende a tenere separati nelle offerte i tre servizi di sempre: voce, tv, dati. Se poi aggiungiamo la componete che distingue rete fissa da rete mobile, otteniamo una matrice di confusione grazie alla quale solo gli operatori continuano a guadagnarci.

matrice isp.png

Cosa mi serve? Tutto, ovviamente. Mettendo 20 euro in ogni quadrante, la somma fa 120, al mese. Per fortuna le offerte non sono proprio così sconsiderate, ma neanche tanto lontano dall'algebra, anche perchè per alcuni quadranti bisogna sborsare più di 30 euro per un servizio full e flat.

Per quel che mi riguarda c'è un solo quadrante che potrebbe includere tutti gli altri: è quello DATI e lo vedo sul mobile. Ciò che vedo esiste e si chiama Internet Mobile. Gli altri quadranti sopravvivono ancora, forse per ragioni commerciali, forse per vincoli tecnologici. E poi perchè ci sono aziende molto forti che continuano ad innovare l'offerta e le tecnologie nella direzione che le vede protagoniste, non sempre nella logica della convenienza per il consumatore.

In questo momento non si può rinunciare al servizio ADSL in casa, il mobile non è performate e andrà peggiorando. Il voip è ostacolato dagli operatori telefonici, il video on demand è ostacolato dai broadcaster. Tuttavia il mercato saprà fare le sue scelte e qualche grande azienda, che butterà un occhiata al futuro, saprà accompagnare l'innovazione e il cambiamento nella direzione giusta.

Il nuovo standard LTE, detto anche 4G, è una risposta incoraggiante in questo senso. Oggi però si fanno sentire solo le aziende che si attrezzano per produrre chip in grado di supportare la nuova tecnologia sugli smartphone per download fino a 100/150 Mbps. Aimè, se le antenne non garantiranno un servizio distribuito altrettando performante, non ci sarà proprio nessun cambiamento.

giovedì 11 febbraio 2010

FB quota 400

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Facebook avanza ancora inarrestabile e arriva a 400 milioni di utenti.
Alcune idee personalissime in merito:
  1. L account di facebook sostituirà la carta d identita, sul web come negli uffici (se esisteranno ancora)
  2. La posta elettronica non esisterà più perchè ci saranno solo messaggi dentro facebook, ma cosi anche le telefonate e le video chiamate
  3. Il commercio elettronico si farà su facebook che come prima cosa potrebbe inglobare servizi come ebay o amazon..
  4. Anche google è a rischio, sia per la pubblicità che per la stessa ricerca

Deve arrivare a 1000 milioni, poi può chiudere .. :-)

giovedì 29 ottobre 2009

Google Voice News

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Più di un anno fa, Google aveva offerto un servizio di segreteria telefonica gratuito per i senzatetto di San Francisco. In pratica, a queste persone veniva fornito un numero di telefono sul quale poter ricevere messaggi vocali e accessibile per loro da qualunque cabina telefonica, gratuitamente.

Adesso il servizio diventa per tutti. Gratis.

Google vuole invadere il business del Mobile, dell'Internet Mobile, questo è chiaro. E oggi sfida ancora una volta i carrier telefonici, ma quasi in silenzio, con un servizio secondario, senza dare troppo nell'occhio. Credo però che a piccoli passi si stia di fatto aprendo un varco verso un territorio molto redditizio e di sicuro successo per il futuro prossimo, per Google come per tutte le aziende che sapranno conquistarsi la fedeltà dei clienti.

martedì 29 settembre 2009

Augmented Reality

Oggi l'Internet Mobile racchiuso in uno smartphone ci permette di vivere la realtà intorno a noi con tante informazioni al contorno, in tempo reale, che si aggiornano in base alla nostra posizione, al nostro orientamento.

E dopo, cosa può succedere?

Ecco un bel video elaborato per una tesi di laurea sulla realtà aumentata. Università La Sapienza, Sorin Voicu.

Realtà Aumentata - Augmented Reality from soryn on Vimeo.

venerdì 18 settembre 2009

Audio Chat su Facebook

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Facebook diventerà un operatore telefonico.

Grazie al plug-in di Vivox, la chat di Facebook potrà includere l'audio. Si tratta di tecnologia VOIP come per Skype. Ovviamente, come tutti i servizi di Facebook, anche questo sarà gratuito.

L'espansione di Facebook è impressionante ed il potenziale offerto da questa novità è spaventoso. Non si tratta di un'innovazione in effetti, la novità che deve preoccupare gli operatori telefonici è il numero di utenti che popolano il social network, oggi 300 milioni.

Skype è fermo a 220 milioni, mentre la crescita di Facebook sembra inarrestabile. L'obiettivo è 1 miliardo, cioè quasi tutto il popolo di Internet.

Tutti gli utenti di Internet potranno telefonare gratis.

E su mobile? Oggi Skype funziona su iPhone anche per chiamare, ma solo se si viaggia su rete Wifi. Non è un vincolo tecnologico, sono gli operatori telefonici che hanno stretto un accordo preciso con Apple. In molti paesi Apple percepisce una percentuale sul traffico voce.

Possono succedere due cose. La prima è che si diffondano le reti Wifi rendendo di fatto obsolete tutte le attuali infrastrutture telefoniche. La seconda è che gli operatori trovino un accordo commerciale per salvaguardare il loro business attraverso il VOIP.

Facebook si farà sentire quando raggiungerà un peso commerciale significativo, si farà sentire davvero, più di Apple. E qualcosa succederà, rompendo lo schema economico protagonista degli ultimi venti anni.

martedì 15 settembre 2009

web Apps vs. client Apps

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Le web app possono mettere in crisi la supremazia dei sistemi operativi, tant'è che già da tempo si progettano sistemi operativi web based. Oggi però non lo sta facendo un signore a caso, questo signore si chiama Google.

Google spinge molto in questa direzione, infatti, raramente rilascia applicazioni client. Mi vengono in mente GTalk, Google Earth, Picasa, ecc. Con quasi tutto il resto dell'universo Google, si può interagire attraverso il browser.

Adattare un'applicazione ad un sistema operativo costa molto di più che farlo per un Internet browser anche se oggi sul mercato i browser sono in numero superiore rispetto ai sistemi operativi. La portabilità di un'applicazione è un requisito essenziale per sviluppare economie di scala.

Google sviluppa un sistema operativo web based, Google Chrome OS, e rilascia applicazioni web based per desktop come per smartphone. La sua strategia è molto chiara.

Apple sa come difendersi.

Un tempo si poteva accedere ad una libreria di web app semplicemente digitando un indirizzo nel browser dell'iPhone. La libreria era sponsorizzata nel sito ufficiale. Oggi Apple punta esclusivamente al suo App Store, alle applicazioni client da scaricare nella home del telefonino.
Se iTunes in qualche anno si è affermato quale leader per il commercio della musica, oggi lo sta diventando anche per le applicazioni.

L'App Store rappresenta un canale di comunicazione quasi obbligatorio. Associare il proprio brand all'iPhone sostiene il business. Basta quindi fare un'applicazione, metterla nell'App Store e fare uscire qualche articolo. Il prodotto acquista immediatamente maggiore prestigio.
Non basta più fare un sito per smartphone, nessuno ci capita, nessuno se ne interessa. Tutti vogliono scaricare un'applicazione e tenerla nella home dell'iPhone. Per assurdo, molti siti si riciclano in applicazioni e non fanno molto di più che pubblicare le identiche informazioni che presenterebbero nel browser (Corriere, Gazzetta, ecc.).

Google Latitude, invece, è una web app che se aperta nel Safari non è per nulla diversa da un'applicazione client. La sua interfaccia è davvero stupefacente. Eppure, non scala le classifiche, nessuno ne parla, perché non compare nella vetrina dell'App Store.

Tutti i siti aperti in Safari si possono aggiungere come preferiti alla propria home, quindi apparire di fatto come ogni altra applicazione, anche Google Latitude.

Apple dunque sta remando contro le web app, perché sa come difendere la sua strategia di nicchia, i suoi prodotti, il suo futuro. Tutti avranno uno smartphone, come tutti, tempo addietro, ebbero un personal computer e, più di recente, un lettore mp3.

iTunes è un cavallo di troia.

Se pure dal punto di vista tecnologico Apple fa un passo indietro, anche questa volta ha saputo trascinare il mercato nel suo mondo dettando le regole del gioco, mentre tutti gli altri si industriano per inseguirla.

venerdì 12 giugno 2009

Facebook beats Google

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Il titolo del post si leggerà da qui a cinque anni al massimo.

Vincenco Cosenza si è divertito a giocare a Risiko con le truppe dei Social Network. Si è limitato a fare una fotografia dello stato attuale, ma il risultato è comunque molto affascinante.

Lo scontro sembra ancora aperto, le battaglie si susseguono a colpi di annunci, novità, viral marketing .. ma tra tutti emerge incontrastato un solo protagonista: Facebook. Ci sono ancora grandissimi palyer in gioco: V Kontakte che spopola nel nord dell'Asia, QQ che resiste in Cina, Orkut che si difende in Brasile e India. Tuttavia, l'espansione di Facebook sembra inarrestabile. I dati sembrano girare sempre più a suo favore.

Perchè succede? Qual è il segreto di tale successo? E cosa potrà succedere ancora?

Considerando come è nato Facebook e qual era il suo scopo originale, mi verrebbe da pensare che è stata solo fortuna. La mia opinione è che Mark, fanciullo intelligente ma bruttino e un anche po' sfigatello, fosse innamorato della più bella ragazzina del college, la miss delle miss, la classica barby americana, bionda e occhi azzurri, slanciata e con curve al di fuori di ogni ragionevole legge di gravità. Questa bomba sexy naturalmente era la ragazza intoccabile del più forte e famoso giocatore di football del campionato studentesco. Un ragazzotto enorme, bello, ricco .. un po' bamboccione. Allora Mark, compagno di studi di questa top model, nascose il suo amore per anni, timidamente. Alla fine del college, temendo di perdere di vista per sempre il suo sogno proibito, si inventa un modo banale per conservare il suo contatto. Pare tra l'altro che abbia scopiazzato il software da alcuni amici di scuola sfruttando lo loro idea per uno scopo puramente sentimentale.

Facebook in realtà è concepito con le porte aperte.

Facebook è aperto a tutti gli utenti, chiunque essi siano, è aperto agli sviluppatori che possono rilasciare altri servizi usando la sua piattaforma, è aperto al business per fare marketing comunicazione affari. Facebook nasce focalizzato sul college ma cambia rotta per essere il più generalista dei social network.

In poco tempo ha reinventato il modo di interagire tra le persone, il modo di sviluppare e rilasciare applicazioni web based da parte delle software house, il modo di fare crowdsourcing da parte delle aziende per fare indagini e sviluppo prodotto.

E' tutto così facile su questa piattaforma che bene o male tutti ci finiscono. Ma questo è banale. Forse oggi è già obbligatorio esserci. Esserci come utente, come sviluppatore, come business.

Facebook è la rete nella rete.

Le informazioni che detiene questo Social Network crescono ogni giorno. Il suo motore di ricerca, cercando al suo interno, è già pronto per scovare qualsiasi cosa. Andando ad esplorare le migliaia di API, le porte aperte, di tutte le applicazioni o delle aziende che sharano i loro segreti, questo motore di ricerca fotografa lo scibile inimmaginabile.

Quando tutto sarà su Facebook o collegato a Facebook non ci sarà bisogno di fare ricerche nella rete, con Google o Yahoo, ma si potrà cercare direttamente lì dentro, nella nuova rete delle reti. Credo che non ci sarà neanche più bisogno di cercare, perchè saremo magicamente informati di tutto ciò che ci serve in modo automatico, dal momento che saremo parte integrante del meccanismo.

mercoledì 29 aprile 2009

Social Commerce

Il social web diventerà profittevole.

Jeremiah Owyang propone un'interessante razionalizzazione dello sviluppo del social web attraverso un percoso diviso in 5 fasi, 5 ere come le definisce lui. Jeremiah sottolinea che le fasi non sono sequenziali, tuttavia, l'affermazione generalizzata di un'era piuttosto che un'altra fa registrare tendenzialmente proprio una sequenza. Duque, citando il suo riassunto troviamo le seguenti 5 ere:

1) Era of Social Relationships: People connect to others and share
2) Era of Social Functionality: Social networks become like operating system
3) Era of Social Colonization: Every experience can now be social
4) Era of Social Context: Personalized and accurate content
5) Era of Social Commerce: Communities define future products and services

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Con un po' di malizia mi viene da leggere tra le righe un taglio propagandistico. Oggi ci si domanda come far soldi con i social nerwok, se sarà mai possibile fare soldi col 2.0, andando forse un po' contro l'opinione comune che il web 2.0 deve restare gratuito, per la sua natura libera, sociale. L'articolo di Jeremiah tenta forse di dare una risposta ottimistica verso quelli che dovrebbero investire in questa direzione: brand, marketer, vendor, publisher, ecc.

Ad ogni modo, l'immagine proiettata dalla quinta fase è davvero suggestiva: Le community disegneranno i prodotti ed i servizi per le aziende attraverso il social web. Le community potranno suggerire le innovazioni, pilotare gli investimenti, decretare il benessere come il futuro dei brand. Le community saranno aperte, trasparenti, condivise e collaborative.

In questo scenario è evidente che il "classico" apparirà vecchio ed inefficace. Si ripenseranno gli strumenti di CRM, di Advertising, di eCommerce e del Marketing in generale.

In altre parole succederà che gli investimenti in un costosissimo spot pubblicitario passato per settimane nel classico canale televisivo saranno in gran parte inefficaci se nelle community non si diffonderà rapidamente un messaggio di approvazione condiviso.

La vera novità è che i nuovi prodotti passati in TV dovranno incrociare il benestare del mercato in maniera assolutamente naturale perchè saranno frutto di un approccio/percorso di innovazione scaturito proprio dal mercato stesso.

SN_5ErasTable.jpg

venerdì 27 marzo 2009

Founding Vision

In risposta a Davide. Stanotte ho avuto una schiarita.

Tutti si chiedono perchè la silicon valley va più veloce sul fronte delle nuove teconologie, perchè ci sono tanti finanziatori pronti a ricoprire di dollari tutto quello che si muove e perchè poi queste cose hanno pure successo. Bah!

Con il progetto Working Capital, fondo di corporate venture capital sponsorizzato da Telecom Italia e dpixel, qualcosa avevo intuito. Le idee in silicon valley guardano più lontano. Si potrebbe dire che le idee della silicon valley siano più innovative. Chi ha idee dalla silicon valley è più bravo. Ecco perchè i finanziatori rompono il salvadanaio.

Twitter non fa soldi, non ha un modello di business, eppure ha ricevuto complessivamente un finanziamento da 50 milioni di dollari.

In Italia le buone idee sono quelle che fanno soldi, subito però. Le idee devono incrociare il mercato e offrire un prodotto vendibile, che generi profitto, da subito appunto. Il modello di business deve essere chiaro, deve essere verificato spesso prima del finanziamento oppure copiato da business case di fama e successo e deve avere un pay back ad un palmo dal naso (quindi deve pure costare poco).

Questa settimana sono stato al politecnico di Milano per la presentazione dei risultati dell'Osservatorio ICT&Management sull'Enterprise 2.0. Parecchi interventi interessanti, da parte dei responsabili dell'osservatorio, da parte di aziende testimoni delle iniziative, da parte delle aziende fornitrici di soluzioni.

L'intervento di Peter Herzum, lì per lì, non mi era parso più interessante degli altri, almeno in quel contesto. Ma una frase, nella notte, si è ricollegata in un baleno all'annosa questione sulla silicon valley.

Gli americani sono presuntuosi rispetto alle innovazioni: non cercano di capire il futuro, ma lo disegnano, lo scelgono, lo determinano. Questo approccio è vincente rispetto a quello degli altri paesi, e dell'Italia.

Compreso ed impersonato questo spirito, la verità non è lontana: gli investitori americani non investono nelle idee, ma nelle vision.