giovedì 16 maggio 2013
giovedì 6 ottobre 2011
domenica 12 dicembre 2010
Bye bye hard disk
A metà del 2011 verrà commercializzato il primo netbook senza hard disk. Grazie al nuovo sistema operativo Google Chrome OS tutti i servizi, i programmi e i dati saranno in rete. L'avvio del sistema impiegherà 5 secondi. Servirà immettere user e password ed indicare quale connessione di rete utilizzare.
Alcuni blog riportano che il sistema funzionerebbe anche offline, questo non me lo spiego. Certo sarebbe sufficiente un banale meccanismo di sincronizzazione, come per la mail. Un client di posta elettronica funziona anche offline, poi quando si connette alla rete si riallinea col server con un'operazione di sincronizzazione. In questo caso però c'è bisogno per forza del disco. Sono curioso di scoprire cosa decideranno di fare.
Google Chrome OS, in realtà, si può scaricare già da un anno. Per farlo funzionare bisogna montarlo su una virtual machine. La rivoluzione però potrebbe iniziare fra sei mesi, quando si potrà acquistare un oggetto mai visto prima, un pc senza hard disk. Personalmente non sono tra quelli che osteggiano questa rivoluzione. Non mi faccio problemi a lasciare i miei dati su qualche server remoto a Palo Alto o in India oppure perfino in Cina. Se qualcuno vuole i miei dati li potrebbe venire a prendere nella mia rete di casa. Ma perché mai dovrebbe farlo? Sono così interessante?
Ok, se un giorno tutto di tutti fosse online qualche rischio in più ci sarebbe, certo. Ma perché oggi non è già tutto online? WikiLeaks fa scuola. Il famigerato sito, molto attuale in questi mesi, riceve documenti segreti o riservati tramite dropbox, un contenitore cifrato che permette di archiviare documenti su server di rete. Archiviare e condividere ovviamente.
Siamo già spiati. Non c'è niente da temere. E poi la maggior parte degli internauti frequenta abitualmente uno o più social network dove condividere cose molto personali è alla base di tutto.
sabato 7 novembre 2009
Playing For Change
Da quattro anni in giro per il mondo a registrare i cantanti di strata, anche in Italia. E sono quasi tutti fenomeni ovviamente.
Una bella idea, straordinaria.
venerdì 27 marzo 2009
Founding Vision
In risposta a Davide. Stanotte ho avuto una schiarita.
Tutti si chiedono perchè la silicon valley va più veloce sul fronte delle nuove teconologie, perchè ci sono tanti finanziatori pronti a ricoprire di dollari tutto quello che si muove e perchè poi queste cose hanno pure successo. Bah!
Con il progetto Working Capital, fondo di corporate venture capital sponsorizzato da Telecom Italia e dpixel, qualcosa avevo intuito. Le idee in silicon valley guardano più lontano. Si potrebbe dire che le idee della silicon valley siano più innovative. Chi ha idee dalla silicon valley è più bravo. Ecco perchè i finanziatori rompono il salvadanaio.
Twitter non fa soldi, non ha un modello di business, eppure ha ricevuto complessivamente un finanziamento da 50 milioni di dollari.
In Italia le buone idee sono quelle che fanno soldi, subito però. Le idee devono incrociare il mercato e offrire un prodotto vendibile, che generi profitto, da subito appunto. Il modello di business deve essere chiaro, deve essere verificato spesso prima del finanziamento oppure copiato da business case di fama e successo e deve avere un pay back ad un palmo dal naso (quindi deve pure costare poco).
Questa settimana sono stato al politecnico di Milano per la presentazione dei risultati dell'Osservatorio ICT&Management sull'Enterprise 2.0. Parecchi interventi interessanti, da parte dei responsabili dell'osservatorio, da parte di aziende testimoni delle iniziative, da parte delle aziende fornitrici di soluzioni.
L'intervento di Peter Herzum, lì per lì, non mi era parso più interessante degli altri, almeno in quel contesto. Ma una frase, nella notte, si è ricollegata in un baleno all'annosa questione sulla silicon valley.
Gli americani sono presuntuosi rispetto alle innovazioni: non cercano di capire il futuro, ma lo disegnano, lo scelgono, lo determinano. Questo approccio è vincente rispetto a quello degli altri paesi, e dell'Italia.
Compreso ed impersonato questo spirito, la verità non è lontana: gli investitori americani non investono nelle idee, ma nelle vision.
lunedì 16 marzo 2009
Google Voice
La strada di Google verso il mobile si delinea sempre più chiaramente. L'ultimo passettino, che fatto da Google suona più come un passo da gigante, si chiama Google Voice.
L'Internet Mobile è destinato a stravolgere le regole del mercato e a ridisegnare gli scenari di egemonia degli attuali leader di mercato, i big delle telecom in primis. Gli Smartphone, d'altra parte, sono candidati ad assorbire gran parte del traffico dati. Dire "dati" vorrà dire tutto: voce, foto, video e testo, oltre ai classici dati come li conosciamo oggi.
La teconolgia digitale, del resto, è molto più economica, perchè si può comprimere, quindi occupa banalmente meno banda. E' per questo che sta fagocitando ogni altra forma di comunicazione.
Con la tecnologia digitale, inoltre, si può facilmente convertire una voce in testo (speech-to-text) oppure un testo in voce (text-to-speech). I dati in formato testo sono la cosa più comprimibile in assoluto, quindi, più facilmente trasportabile, o archiviabile..
Questo giochetto il neo nato Google Voice comincia a farlo.
Già oggi si intuisce che gran parte del business degli smartphone non deriva più di tanto dalla vendita degli apparecchi, ma dal traffico di dati e applicazioni. Le aziende che sapranno conquistarsi un pezzettino della catena che gestisce, o sfrutta, questo traffico faranno certamente parlare di sè.
giovedì 11 dicembre 2008
Web Application Provider
A partire dal 2009 Microsoft lancerà i primi servizi applicativi su web con l'intenzione di trasferire via via la serie completa dei suoi programmi, incluso Office, con Word ed Excel per cominciare, ma anche Exchange e SharePoint.
Questa strategia entra in competizione col modello di web service provider lanciato da Google, che per primo ha messo a disposizione diverse applicazioni, gratuite, sulla rete ed accessibili con la semplice e singola registrazione di un account.
Per il mercato degli utenti, questa strategia si traduce in un potenziale risparmio in dispositivi hardware, oltre che a costi di manutenzione, aggiornamento, ecc.
Per i provider, il modello garantisce risparmi in ambito produttivo e distributivo.
Microsoft rietiene che entro 5 anni, la gestione di mail e documenti avverrà per il 50% sulla rete, senza l'utilizzo degli hard disk.
Quando tutte le applicazioni gireranno sul web, non solo potremo fare a meno di capienti hard disk, ma gli stessi processori, la memoria RAM, le schede video, ecc. diventeranno accessori di minore importanza.
L'unica cosa che dominerà il mercato sarà la banda, corredata da un pacchetto di servizi e applicazioni configurabile a piacere, simile alla scelta dei canali video delle tv a pagamento.
Arriverà una nuova azienda, si potrebbe chiamare NET, che similmente a SKY offrirà un dispositivo harware, in questo caso un monitor touch screen, una connessione a banda larga flat e un pacchetto di servizi e applicazioni web. Il monitor si collegherà ad un Web OS, ad esempio Windows 7 che supporterà la gestione del touch screen, quindi, l'utente potrà svolgere il suo lavoro con la stessa semplicità con cui naviga su Internet.
sabato 6 dicembre 2008
Startupbusiness.it
Da qualche giorno sono entrato a far parte del nuovo network Imprese e Start up - startupbusiness.
Dopo la nascita di First Generation, che risale ormai a quasi due anni fa, a parer mio Startupbusiness è forse la più bella iniziativa che sia nata negli ultimi mesi, almeno secondo il mio personale concetto di nuova business community.
Come 1GN, Startupbusiness è molto vicina alle nuove idee, al mercato delle idee, quindi, offre una grande opportunità per scoprire il sommerso del potenziale innovativo italiano.
La cosa che più mi trova d'accordo è il modo con cui il network intende avvicinare le idee innovative ai potenziali acquirenti: le imprese. Si afferma dunque un modello di collaborazione dove il ventur capital potrebbe addirittura restare a guardare, mentre nascono collaborazioni dirette tra innovatori e aziende incubatrici.
Nel caso di Startupbusiness, in verità, l'idea deve essere già star up, nel senso di azienda costituita, magari anche già presente sul mercato e ancor meglio se con qualche cliente affermato che testimoni la bontà del suo business.
L'iniziativa è firmata Emil Abirascid, giornalista e importante promotore del motore innovativo italiano. Un punto di riferimento da prendere d'esempio e seguire con attenzione: qui l'accesso alle preziose risorse che mette a disposizione.
Ecco invece un video per capire meglio chi sia Emil attraverso una breve espressione della sua idea di innovazione.
sabato 22 novembre 2008
Totally Pushing
Il blackberry ha introdotto nel mercato del mobile il concetto di tariffa flat grazie alla sua teconologia basata sul push delle email. Si paga un tot al mese per ricevere illimitati messaggi di posta elettronica in tempo reale.
Oggi la tariffa flat è quasi obbligatoria per la mole di servizi che i provider offrono sulla rete mobile, non vale solo per le email. Sarebbe impensabile pagare per ogni singolo bit scambiato, si diventerebbe scemi oltre che poveri. La cosa più ovvia è legata alla possibilità di navigare su Internet, e ho detto tutto.
Una volta accettato il compromesso della tariffa flat, si ha la sensazione di avere il mondo in mano, ed è molto difficile tornare indietro.
Normalmente le tariffe flat accessibili alle tasche comuni hanno delle limitazioni, ad esempio sul numero di SMS inviabili, o sllo stesso traffico dati in generale: 1 Gb, 2Gb, 5Gb, ecc.
Le statistiche dicono che negli Stati Uniti il traffico di SMS è aumentato. Certo! Mi viene da pensare che chi ha 100 SMS al mese compresi nella tariffa flat prova a spedirli tutti. Quindi, quanti di questi SMS sono realmente e singolarmente pagati dagli utenti? Credo che chi finisce il gruzzoletto di SMS gratuiti preferisca inviare una mail piuttosto che sborsare anche pochi centesimi, il costo è certamente minore. Ed è proprio quello che succede negli Stati Uniti, un grande bisono di push delle email, in modo da emulare la velocità degli SMS.
Eppure, quando lo scenario sembra essersi delineato, Internet è lì, pronto a stupirci ancora e a rimescolare tutte le carte. Oggi si diffonde un altro fenomeno: Facebook, o più in generale il social network. I ragazzi usano Facebook per mandarsi i messaggi. Facebook ha sostituito (in parte) il vecchio account di posta elettronica, come hotmail, gmail, aol, ecc.
Prorio in questi giorni, AOL ha rilasciato la versione Beta di Funambol per la sincronizzazione di rubrica e calendario. Non sarà che invece punti a muovere qualche passo proprio verso il pushing delle email sul telefonino?
Tuttavia, Facebook è di fatto un exchange portal che non si limita solo ai semplici messaggi di posta, questo è l'ultimo delle sue features. Facebook è lo snodo per condividere le proprie esperienze, lo stato d'animo, foto, video, tag, gruppi, idoli, ecc.
Facebook ha fatto impazzire generaioni intere, nel senso che non si può fare a meno di andare a vedere con grande frequenza cosa sta succedendo ai propri contatti.
Non ci vuole molto per capire che il push non si può limitare alla posta elettronica, ma può e dovrà incorporare anche tutte le forme di comunicazione che i social network immetteranno nella rete.
giovedì 20 novembre 2008
La musica di Nokia attacca iTunes
Anche in Italia apre il Nokia Muisc Store. L'offerta arriva a 4 milioni di brandi sia in download sia in streaming. I brani infatti si possono scaricare sul PC oppure da alcuni modelli di cellulari e smartphone.
L'iniziativa di Nokia è partita dal Regno Unito nel mese di settembre con una strategia mirata a preparare il terreno per le vendite natalizie dei suoi nuovi modelli di smartphone. Alla vendita dei telefonini, infatti, si promette un periodo gratuito di acquisti musicali o un buono in valore economico, anche in forma considerevole (fino ad un anno oppure fino a 100 euro!). Si capisce che Nokia non vuole guadagnare con la musica, almeno in questo momento, ma intende veicolare i sui device con la medesima tattica messa a punto da Apple.
Nokia intende attaccare Apple puntando alla leadership di iTunes quale portale di riferimento a livello mondiale per il download della musica. La differenza è che iTunes è un client su PC, mentre per Nokia il Music Store è un portale su web.
Quale migliore opportunità per Apple è oggi iPii, ovvero estendere iTunes al settore dei giochi elettronici trasformandolo in una sorta di game platform di solo software? Il tutto è basato solo sulle caratteristiche tecniche dell'iPhone, quindi, iPii avrebbe lo scopo principale di rafforzare il trend di vendite del melafonino oltre a difendere la leadership di iTunes.
mercoledì 19 novembre 2008
iPii vs. iFun, un mistero
Ieri SGN, società che sviluppa applicazioni per iPhone, come iGolf, ha lanciato un client che sfrutta l'iPhione per emulare la piattaforma di Nintendo Wii. Il software si chiama iFun e permette di giocare sul monitor di un PC tenendo in mano l'iPhone, proprio come il joystick della Wii, anzi meglio, perchè è wireless.
Solo un mese fa, avevo proposto a Robert Chin, sviluppatore di Apple e autore di Wikipanion, un sistema analogo "da suggerire in Azienda!", dandogli l'opportunità di farsi notare, se non altro.
Il nome in codice era iPii.
L'evoluzione, rispetto alla soluzione di SGN, è utilizzare iTunes come client per emulare il gioco. Il vantaggio maggiore sarebbe quello di aprire a migliaia di sviluppatori l'opportunità di produrre giochi compatibili con questo sistema, mettendo iTunes a confronto con la piattaforma di Nintendo nel mercato dei giochi e delle gaming platform.
Il cino-americano avrà vuotato il sacco al nemico?
Ecco un passo del KLOG della corrispondenza con Robert Chin.
This project aims to develop an Apple Game Platform without investing in new hardware devices, but only in software.
You know that Microsoft invested in Xbox, his first great HD investment. Now, someone gossips that Microsoft intends to acquire RIM to enter in to the device smartphone market.
I think Apple has the big opportunity to start on his game platform because Apple has already a great platform: it's the iPhone. What I mean is to use the iPhone to emulate Wii. This is why I label this project with the code name iPii. People can use iPhone's accelerometer to play special games on the computer, such as iGolf, iBowl, and so on, and all new games similar to what Wii can offer.
The idea is to use iPhone such as a wireless joystick, beyond the OS engine of course, so people can play games at home watching a bigger monitor (remember what I tell you about my vision: smartphone will replace notebook and home computer, people will have a great monitor at home and in the office, but not a notebook or a computer… thing about iMac or the new Led Cinema Display, these are what people will ask).
There are several ways to get this target, several architectures, but always without investing in new hardware.
At the beginning I thought to host games on to a web server in order to allow people play online (I remember your first start up, you know what I refer to). iPhone could be connected to the net and send commands to the server, where people may be registered. But I think user could have problems on performances, such as net performances, gaming performances, and so on. And more, people must be forced to use an Internet connection. World is going in this direction but perhaps it too early.
I think the right architecture needs a game client on the user computer. So the second step was to develop a game client to host games on the computer and connect this trough wireless system such as wi-fi or bluetooth. This client must be synch with the iPhone and his game portfolio. This client must emulate iPhone engine and follow commands sent by iPhone accelerometer.
The last step is to think this client as a new iTunes release. The new iTunes can host iPhone engine and emulate games trough wireless connection. So the new game platform requires only a new iTunes release and a new iPhone/iTouch firmware. Perhaps, also a new app, iPii, where parking target games in order to allow and authorize synching.
I think this opportunity will not represent for Apple a new market, of course, but can offer new service to people and increase sales of devices and software. This project, at least, can confirm and increase iTunes market ownership.
giovedì 27 marzo 2008
BPP
Commento a Paola Bonomo sul post Internazionalizzazione: pensiamo globale, da subito su First Generation.
Due parole su questi punti:
3. Create an original product: new and different
4. Do not create a copycat, unless your goal is only to get acquired
17. Do key partnerships with large local players
18. Never trust that if the partner is large your service will be a successSi capisce che Loic Le Meur non ha in grande simpatia gli imprenditori che lanciano una start up con l'unico scopo di venderla al miglior acquirente, eppure, è abbastanza furbo da non sottovalutare il fenomeno. Non è forse anche l'obiettivo di tutti i ventur capital? Anche quello dei ventur capital è un bel modo di fare imprenditoria, o no?
Del resto in un mercato globale si è in competizione fin da subito con i colossi più agguerriti del settore, quindi, per una neo azienda raggiungere le vette della finanza è spesso un miracolo, e questo, quando avviene, fa notizia in tutto il mondo. Loic Le Meur suggerisce allora di scovare sì un prodotto originale, differente, ma invita con forza a stringere alleanze con partner importanti.
Quando l'idea non è poi tanto differente, allora si può pensare di piazzarla fin da subito dove susciti interesse, dove possa creare immediatamente valore, senza necessariamente sfogare le proprie capacità manageriali per tener acceso un piccolo fuoco in mezzo ai ghiacci.
lunedì 3 marzo 2008
MutuiOnLine, iniziative
Dopo uno scambio di battute con un socio 1GN, mi è venuto in mente di proporre una nuova iniziativa per il network 1GN e per l'ecosistema imprenditoriale italiano in genere.
Premessa: in Italia non mancano gli imprenditori, non mancano le imprese; il problema è che questi imprenditori e le loro aziende non riescono ad affermarsi come big a livello nazionale, tanto meno internazionale, si fermano al palo, magari non superando la conduzione familiare. Sarebbe bello che tra le start up internet italiane dei primi anni 2000, qualche azienda possa confontarsi fra 10 anni con una Fiat, una Fimmeccanica, una Telecom. Alcuni sono convinti che questo traguardo sia più facile per una start up che per un'azienda piccola o media già consolidata. Io credo che con le attuali condizioni del sistema Italia, non faccia differenza: tutte le start up italiane sono condannate a fermarsi al palo, prima o poi. Le aziende medie, invece, dopo anni di dura lotta per la sopravvivenza, grazie alla forza e alla tenacia dei loro fondatori, lasceranno il passo. Sarà il caso anche di Mutuionline? Mi chiedo poi perchè le big restano big, nonostante le crisi, le recessioni, gli scandali. Ma questa è un'altra storia. Mi chiedo invece se sia giusto favorire un ecosistema imprenditoriale che sia un generatore di start up, come vorrebbero le università, come vorrebbero forse anche i ventur capital. Le start up sono un vero parto, per quanto rappresentano eventi straordinari per chi ha voluto/potuto assistere: sono iniziative faticose, dolorose e molto rischiose. Ecco allora il motivo di tutto ciò. Le aziende italiane non vogliono rischiare. Non vogliono innovare. Dato che solo l'innovazione può portare ad alti tassi di crescita e ritorni di investimento, si preferisce investire su start up innovative, o meglio, si scommette sulle start up potenzialmente innovative. Tuttavia, nel momento in cui si esaurisce la spinta commerciale dell'idea alla base della start up, si esaurisce anche l'attrattiva di investimento. Del resto anche i piani industriali più ambiziosi, ammesso che ce ne siano, non promettono mai indici di crescita a tre cifre, come invece una start up può far pensare, o meglio sognare. Quale piano industriale potrà portare Mutuionline a confrontarsi con Fiat, Finmeccanica o Telecom fra dieci anni? Facciamo anche 20. Io non ci scommetterei.
Proposta: mi piacerebbe veder sfruttare questo network per favorire lo sviluppo delle aziende di nuova generazione, aziende del network 1GN, o vicine a 1GN, o anche estranee, senza però limitarsi alle start up. Aprirei alcune tavole rotonde virtuali, prendendo in esame un caso aziendale ciascuna, in cui discutere sulle prospettive dell'azienda, sulle iniziative possibili, sulle innovazioni possibili, favorendo in questo modo l'analisi di piani industriali ambiziosi, e perchè no, rompendo in qualche caso la sindrome di nanismo del sistema italiano.
Provocazione: il modello di business di Mutuionline non la porterà mai a confrontarsi con una realtà come Fiat. Mutuionline dovrebbe trasformasi in una banca, o qualcosa di simile al Conto Arancio di IngDirect, magari tracciando qualche modello più innovativo. Dunque, potrebbe perseguire i seguenti passi:
1. qualora paragonassimo Mutuionline ad un supermercato di mutui, per prima cosa si potrebbe pensare di mettere sugli scaffali alcuni mutui a marchio proprio, come le private lable dei retailer, istituendo di fatto un fondo finanziario a supporto dell'iniziativa
2. sugli scaffali dovrebbero poi comparire servizi finanziari diversi dai soliti mutui, o dal segmento dei mutui, sempre appoggiandosi al proprio fondo, in modo da preservare i margini di intermediazione
3. successivamente potrebbe diversificarsi come operatore immobiliare (compra-vendita), data la competenza maturata nel settore, con l'obiettivo di operare in maniera crescente verso il segmento dei large deal
4. infine dovrebbe consolidarsi come investitore ed operatore immobiliare, incrociando settori e mercati strategici (resort a dubai, centri direzionali in malesia, impianti industriali in cina, produzione di energia fotovoltaica in italia, ecc.)
5. ...
Conclusione: non credete che questa incredibile storia di Mutuionline potrebbe essere una grande sfida, oltre che una grande scommessa? E come questa, ce ne potrebbero essere tante altre...
venerdì 11 gennaio 2008
Ciak Pop
Lo scopo è avvicinare maggiormente il pubblico alla fiction, o meglio, ai protagonisti dalla fiction, e rispolverare in maniera innovativa il genere del reality.
Descrizione: Il format è rappresentato da un Reality Show (Talent Show) costruito intorno al genere Fiction. La fiction ha una durata di dodici episodi. Ciascun episodio deve essere girato in una settimana e proiettato in prima serata. La trasmissione in prima serata, oltre alla proiezione dell'episodio, prevede una parte di intrattenimento secondo lo schema del reality show. I protagonisti della fiction sono anche i concorrenti del reality show, per questo, è previsto un gioco ad eliminazioni con elezione finale di un vincitore. La trama della fiction è scritta dal pubblico puntata dopo puntata attraverso la manifestazione di una preferenza.