Visualizzazione post con etichetta Internet. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Internet. Mostra tutti i post

sabato 5 gennaio 2013

vShare vs. Apptrackr


vshare.jpeg

Si è spento Apptrackr insieme ad Installous per scaricare le App su Iphone gratuitamente, ma parte un servizio nuovo, che ha lo stesso scopo e che forse è anche meglio congegnato. Il servizio permette di scaricare le App senza aggiungere codici o passaggi complicati. In questo momento ha i server un po' intasati ma quando la banda verrà potenziata sarà una degna alternativa al portale Apptrackr.

Il servizio funziona attraverso l'app vShare.

Prerequisiti: l'iPhone deve essere jailbraccato e bisogna aver installato Appsync utilizzando Cydia.

Per installare questa app si può andare sul sito http://v.appvv.com/en/ con l'iPhone per scaricarla ed installarla direttamente oppure si può andare sullo stesso sito col pc per scaricare il file ipa per poi sincronizzarlo con iTunes.

E' poi possibile installare vShare anche attraverso Cydia installando l'apposita Repo. Qui i passaggi:

1- Apriamo Cydia e facciamo tap nella sezione “Gestici”>Sorgenti.

2- Clicchiamo su “Modifica” (in alto a destra)>”Aggiungi”.

3- Aggiungiamo questo indirizzo web: http://www.cyhack.net/repo/

4- poi “Aggiungi repo”> “Aggiungi lo stesso”. Quindi torniamo a Cydia come richiesto.

5- Andiamo su “Cerca” e cerchiamo l’app che vogliamo aprire (ovvero vShare).

6- Cliccare su install.

Esiste infine anche l'app in italiano che si trova installando in Cydia la Repo "http://iphonedevices.net/repo".

martedì 11 settembre 2012

Mapping the world's friendship

Mappa dei legami di amicizia in giro per il mondo secondo Facebook.

Schermata 2012-09-11 a 21.37.57.png

in Italia, il 21% della popolazione immigrata proviene dalla Romania per un totale di circa 1 milione di abitanti. Non a caso è al primo posto nel ranking delle connessioni. Seguono la Spagna, l'Albania, la Svizzera e la Francia.


Schermata 2012-09-11 a 21.48.53.png

Puntando sull'Iraq troviamo posti scontati, come Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. E poi.. la Svezia. La Svezia? Mi aspettavo Pakistan, Afganistan, Iran, .. ma forse lì Facebook è ancora vietato.

venerdì 24 giugno 2011

Cloud targeting

iPhoto Library.jpg

Vision :

Cloud computing: A fundamental landscape change. "We've spent the past 40 years putting technology inside the enterprise and we're going to spend the next 20 years ripping it out."

Considerazione davvero interessante e ironica allo stesso tempo. Ce ne sono altre interessanti, però meno ironiche, nell'intervista a Bill Gurley qui.

Per una volta avere la testa tra le nuvole porta sulla buona strada. Anche Steve Jobs consiglia di essere "folli" nei suoi discorsi ai giovani. Ed è proprio come si viene considerati se si prova a parlare seriamente di cloud nelle aziende che investono milioni in server. E se poi sei in Italia... Beh in effetti è un po' presto per cambiare rotta drasticamente, ma forse qualche piccola sperimentazione andrebbe fatta, da tutti.

Ho comprato un ipod touch, un mac book pro, un apple tv, un time capsule e un iphone. Ho comprato quindi anche tanta memoria. Ho la musica, le foto e i video sul mac book pro, quindi le sincronizzo, ovvero le copio, su ipod, apple tv e iphone, in più faccio il back up sulla time capsule. Significa che la stessa foto, l'identica foto, è presente su 5 dispositivi. La posta elettronica invece solo su 3, ma non solo le mail, anche l'applicazione di posta.

Ho comprato la time capsule per vedere i film sulla tv attraverso la apple tv. La apple tv legge in wifi i film sulla time capsule e li spara sulla tv. All'inizio ho anche scaricato qualche film dalla rete e li ho messi ordinati nella time capsule, pronti per andare in tv. Poi ho scoperto che dopo averli scaricati li vedevo una sola volta, anzi neanche. Ho una montagna di film nella time capsule che non ho mai visto e mai vedrò.

Ho capito che scaricare film dalla rete e metterseli ordinati nel proprio hard disk non è poi tanto diverso da accatastare montagne di VHS sull'armadio. Che fine hanno fatto quelle cassette? Che fine faranno gli hard disk domestici? O quale uso ne faremo..

I film sono tutti in rete e non c'è bisogno di scaricarli per vederli, basta lo streaming diretto, in tempo reale. Se un film ti piace tanto, allora fai lo streaming tutte le volte che vuoi. C'è chi li guarda in treno, ma questa gente vive in treno? Bah..

Se penso ai software che vendo alle aziende, perché me li chiedono, mi rendo conto che siamo veramente lontani dal cloud e questi prossimi 20 anni, che sembrano un'eternità, forse non basteranno.

venerdì 21 gennaio 2011

On "focused" demand


01_2011.jpg

L'altro giorno un amico mi ha portato a casa una rivista di business molto interessante. L'ho letta in una serata, tutta di un fiato. Quando poi mi ha chiesto se mi fosse piaciuta, gli ho risposto "molto, moltissimo, in particolare un paio di articoli.. il resto.. beh si, insomma, un po' lontano dai miei interessi". Così è la radio, così è la televisione.

Così non è internet.

Chi riempie di contenuti una rivista cerca di comprendere una larga fetta di consensi. Chi confeziona contenuti su internet può profilare infiniti contenitori, costruiti ad hoc per ogni individuo. Dall'altra parte, l'individuo percepisce un contenitore infinito, sorprendentemente interessante e attuale, oltre che libero.

Dubito che questa struttura aperta possa essere cambiata o controllata o censurata, anzi, sono sicuro che anche in Cina dovranno ricredersi o che saranno costretti a farlo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Virtual & augmented domotica

Va bene tutto, la tecnologia mi appassiona tantissimo, ma certe cose mi fanno un po' paura...
Non si capisce più cosa è vero e cosa è virtuale.
Mi mette in crisi perfino "cogito ero sum", mi viene qualche dubbio...

Augmented (hyper)Reality: Domestic Robocop from Keiichi Matsuda on Vimeo.

domenica 12 dicembre 2010

Bye bye hard disk



A metà del 2011 verrà commercializzato il primo netbook senza hard disk. Grazie al nuovo sistema operativo Google Chrome OS tutti i servizi, i programmi e i dati saranno in rete. L'avvio del sistema impiegherà 5 secondi. Servirà immettere user e password ed indicare quale connessione di rete utilizzare.

Alcuni blog riportano che il sistema funzionerebbe anche offline, questo non me lo spiego. Certo sarebbe sufficiente un banale meccanismo di sincronizzazione, come per la mail. Un client di posta elettronica funziona anche offline, poi quando si connette alla rete si riallinea col server con un'operazione di sincronizzazione. In questo caso però c'è bisogno per forza del disco. Sono curioso di scoprire cosa decideranno di fare.

Google Chrome OS, in realtà, si può scaricare già da un anno. Per farlo funzionare bisogna montarlo su una virtual machine. La rivoluzione però potrebbe iniziare fra sei mesi, quando si potrà acquistare un oggetto mai visto prima, un pc senza hard disk. Personalmente non sono tra quelli che osteggiano questa rivoluzione. Non mi faccio problemi a lasciare i miei dati su qualche server remoto a Palo Alto o in India oppure perfino in Cina. Se qualcuno vuole i miei dati li potrebbe venire a prendere nella mia rete di casa. Ma perché mai dovrebbe farlo? Sono così interessante?

Ok, se un giorno tutto di tutti fosse online qualche rischio in più ci sarebbe, certo. Ma perché oggi non è già tutto online? WikiLeaks fa scuola. Il famigerato sito, molto attuale in questi mesi, riceve documenti segreti o riservati tramite dropbox, un contenitore cifrato che permette di archiviare documenti su server di rete. Archiviare e condividere ovviamente.

Siamo già spiati. Non c'è niente da temere. E poi la maggior parte degli internauti frequenta abitualmente uno o più social network dove condividere cose molto personali è alla base di tutto.

domenica 14 novembre 2010

Facebook mail

images.jpeg

Facebook si estende ancora.

Questa volta non si espande per numero di utenti, questo è scontato, lo fa con un servizio storico, quello della posta elettronica. La email è stata di fatto il primo sistema di socializzazione elettronica, molto web 1.0, ma estremamente diffuso, essenziale, rivoluzionario.

Oggi la posta elettronica è ormai superata dai Social Network in termini di utilizzo. Perché mai Facebook dovrebbe investire in uno strumento superato, in declino? Oggi la email è sì ancora indispensabile, insostituibile, ma in futuro sarà ancora così? No di certo, eppure, la newco Facebook ci punta. La verità, e lo titolano tutti i blog, è che Facebook ha intenzione di attaccare Google, il solo vero grande colosso e padrone di Internet.

Non lo fa solo accaparrandosi le quote di mercato, ossia il numero di utenti e il loro tempo speso sulla rete, non lo fa solo portandosi in azienda i migliori dipendenti di Google, adesso lo fa pure con i servizi.

Una volta, per spiegare ai più vecchi cosa fosse la posta elettronica, un importante dirigente di Barilla disse che aveva sostituito la sua segretaria con la posta elettronica, infatti non ne aveva più bisogno. Quest'uomo illuminato oggi direbbe, a proposito dei Social Networ, che andrebbe a sostituire i suoi agenti di commercio, gli strumenti di CRM, la comunicazione 1.0, le trasferte per i meeting e i meeting stessi, ecc. ecc.

Facebook nasce come sistema B2C cioè con un servizio rivolto ai privati dove i ricavi arrivano dal classico modello della pubblicità, proprio come Google. I soldi veri, com'è noto, stanno nelle tasche delle aziende, ma la pubblicità non è la sola porta, ne esistono altre. Google ci sta provando proprio attraverso i servizi social orientati fondamentalmente al lavoro di gruppo. Google è partito con la posta per poi introdurre strumenti come gDocs, gTalk o gWave. Fino ad ora è andato avanti con calma, non avendo rivali. Forse non si è posto neanche seriamente questo traguardo. Adesso sembra che debba cominciare a correre.

Facebook potrebbe raggiungere prima questo traguardo grazie al diffondersi dell'Enterprise 2.0, cioè concetti e strumenti all'insegna del social, che esaltano la collaborazione all'interno delle aziende e fra le aziende. Per quanto riguarda l'email, la posta certificata potrebbe essere di fatto la prima carta da scoprire nel gioco del potere.

Il passo della posta l'avevo già predetto qui. Ma non è che l'inizio, Facebook è già molto più di quello che appare. Quando andrà a competere sulla ricerca in rete con Google, ci sarà da raccontare lo scontro finale. Anche questo è titolato qui.

mercoledì 30 giugno 2010

Facebook apre in oriente

hyderabad..jpg

Facebook aprirà la sua sede asiatica in India, a Hyderabad, e intende assumere 500 sviluppatori.

500 sviluppatori come 500 "milioni" di utenti registrati nel mondo. In India ce ne sono 8 di milioni, ma non deve essere questo il motivo della scelta di Zugherberg. L'obiettivo è quello di avere una copertura del servizio 24 su 24.

Dodici ore di servizio dalla California, dodici ore dall'India. Le due location infatti si portano esattamente 12 ore di fuso orario. Che fortuna. Non è un caso che l'India potrebbe aggiudicarsi il ruolo di nuova Sylicon Valley del web. Gli indiani parlano perfettamente l'inglese, sono ottimi programmatori e vivono a 12 ore di fuso da Palo Alto. Un connubio perfetto. In India poi gli sviluppatori costano davvero poco. Ci sono web company che vendono le risorse anche a 8 dollari l'ora. Mediamente si trovano a 12 dollari, massimo 20 dollari l'ora.

Che può fare l'Italia?

La lingua inglese pare un'offesa, soprattutto all'interno delle nostre grandi aziende. Il mercato italiano trattiene gli sviluppatori bravi a fare cose già superate, indietro di dieci anni rispetto al web innovativo. E il costo? Beh, andiamo da 200 a 500 euro al giorno. E poi l'umiltà, cosa che da queste parti non si trova.

Umh, mi sa che siamo un po' fuori mercato.

giovedì 4 marzo 2010

La convergenza delle reti

Essere connessi sempre significa sottoscrivere per lo meno tre abbonamenti diversi. Un abbonamento ADSL per la casa, uno 3G per lo smartphone, uno per la chiavetta USB da attaccare al notebook.

Tempo fa avevo deciso di fare economia eliminandone uno, quello ADSL, in quando potevo usare la chiavetta H3G anche in casa. Poi ho capito di poter eliminare pure la chiavetta sfruttando il tethering del mio iPhone. Il tethering con TIM è incluso nella tariffa flat, quindi non richiede costi aggiuntivi.

La verità è che la rete 3G offre una banda effettiva davvero scadente. E' già satura per i miei gusti e pare stia scoppiando. Per questo ho già fatto un passo indietro. Ho rinunciato al 3G per sfruttare la rete EDGE, che se non altro consuma la metà della batteria del telefonino. Resta il fatto che l'utilizzo in tal senso è fortemente limitato, scoraggiante.

Per tutto questo torna in voga la rete ADSL. Rispetto ad un anno fa, tutti gli operatori hanno finalmente inserito la chiavetta USB nel proprio portafoglio di offerte ADSL. Quasi sempre però c'è da pagare qualcosa in più e questo non va mica tanto bene. Inoltre, si tende a tenere separati nelle offerte i tre servizi di sempre: voce, tv, dati. Se poi aggiungiamo la componete che distingue rete fissa da rete mobile, otteniamo una matrice di confusione grazie alla quale solo gli operatori continuano a guadagnarci.

matrice isp.png

Cosa mi serve? Tutto, ovviamente. Mettendo 20 euro in ogni quadrante, la somma fa 120, al mese. Per fortuna le offerte non sono proprio così sconsiderate, ma neanche tanto lontano dall'algebra, anche perchè per alcuni quadranti bisogna sborsare più di 30 euro per un servizio full e flat.

Per quel che mi riguarda c'è un solo quadrante che potrebbe includere tutti gli altri: è quello DATI e lo vedo sul mobile. Ciò che vedo esiste e si chiama Internet Mobile. Gli altri quadranti sopravvivono ancora, forse per ragioni commerciali, forse per vincoli tecnologici. E poi perchè ci sono aziende molto forti che continuano ad innovare l'offerta e le tecnologie nella direzione che le vede protagoniste, non sempre nella logica della convenienza per il consumatore.

In questo momento non si può rinunciare al servizio ADSL in casa, il mobile non è performate e andrà peggiorando. Il voip è ostacolato dagli operatori telefonici, il video on demand è ostacolato dai broadcaster. Tuttavia il mercato saprà fare le sue scelte e qualche grande azienda, che butterà un occhiata al futuro, saprà accompagnare l'innovazione e il cambiamento nella direzione giusta.

Il nuovo standard LTE, detto anche 4G, è una risposta incoraggiante in questo senso. Oggi però si fanno sentire solo le aziende che si attrezzano per produrre chip in grado di supportare la nuova tecnologia sugli smartphone per download fino a 100/150 Mbps. Aimè, se le antenne non garantiranno un servizio distribuito altrettando performante, non ci sarà proprio nessun cambiamento.

giovedì 11 febbraio 2010

FB quota 400

facebook-f-logo-square.gif
Facebook avanza ancora inarrestabile e arriva a 400 milioni di utenti.
Alcune idee personalissime in merito:
  1. L account di facebook sostituirà la carta d identita, sul web come negli uffici (se esisteranno ancora)
  2. La posta elettronica non esisterà più perchè ci saranno solo messaggi dentro facebook, ma cosi anche le telefonate e le video chiamate
  3. Il commercio elettronico si farà su facebook che come prima cosa potrebbe inglobare servizi come ebay o amazon..
  4. Anche google è a rischio, sia per la pubblicità che per la stessa ricerca

Deve arrivare a 1000 milioni, poi può chiudere .. :-)

sabato 7 novembre 2009

Playing For Change

Da quattro anni in giro per il mondo a registrare i cantanti di strata, anche in Italia. E sono quasi tutti fenomeni ovviamente.

playingforchange

Una bella idea, straordinaria.

venerdì 12 giugno 2009

Facebook beats Google

social_network_map.jpg

Il titolo del post si leggerà da qui a cinque anni al massimo.

Vincenco Cosenza si è divertito a giocare a Risiko con le truppe dei Social Network. Si è limitato a fare una fotografia dello stato attuale, ma il risultato è comunque molto affascinante.

Lo scontro sembra ancora aperto, le battaglie si susseguono a colpi di annunci, novità, viral marketing .. ma tra tutti emerge incontrastato un solo protagonista: Facebook. Ci sono ancora grandissimi palyer in gioco: V Kontakte che spopola nel nord dell'Asia, QQ che resiste in Cina, Orkut che si difende in Brasile e India. Tuttavia, l'espansione di Facebook sembra inarrestabile. I dati sembrano girare sempre più a suo favore.

Perchè succede? Qual è il segreto di tale successo? E cosa potrà succedere ancora?

Considerando come è nato Facebook e qual era il suo scopo originale, mi verrebbe da pensare che è stata solo fortuna. La mia opinione è che Mark, fanciullo intelligente ma bruttino e un anche po' sfigatello, fosse innamorato della più bella ragazzina del college, la miss delle miss, la classica barby americana, bionda e occhi azzurri, slanciata e con curve al di fuori di ogni ragionevole legge di gravità. Questa bomba sexy naturalmente era la ragazza intoccabile del più forte e famoso giocatore di football del campionato studentesco. Un ragazzotto enorme, bello, ricco .. un po' bamboccione. Allora Mark, compagno di studi di questa top model, nascose il suo amore per anni, timidamente. Alla fine del college, temendo di perdere di vista per sempre il suo sogno proibito, si inventa un modo banale per conservare il suo contatto. Pare tra l'altro che abbia scopiazzato il software da alcuni amici di scuola sfruttando lo loro idea per uno scopo puramente sentimentale.

Facebook in realtà è concepito con le porte aperte.

Facebook è aperto a tutti gli utenti, chiunque essi siano, è aperto agli sviluppatori che possono rilasciare altri servizi usando la sua piattaforma, è aperto al business per fare marketing comunicazione affari. Facebook nasce focalizzato sul college ma cambia rotta per essere il più generalista dei social network.

In poco tempo ha reinventato il modo di interagire tra le persone, il modo di sviluppare e rilasciare applicazioni web based da parte delle software house, il modo di fare crowdsourcing da parte delle aziende per fare indagini e sviluppo prodotto.

E' tutto così facile su questa piattaforma che bene o male tutti ci finiscono. Ma questo è banale. Forse oggi è già obbligatorio esserci. Esserci come utente, come sviluppatore, come business.

Facebook è la rete nella rete.

Le informazioni che detiene questo Social Network crescono ogni giorno. Il suo motore di ricerca, cercando al suo interno, è già pronto per scovare qualsiasi cosa. Andando ad esplorare le migliaia di API, le porte aperte, di tutte le applicazioni o delle aziende che sharano i loro segreti, questo motore di ricerca fotografa lo scibile inimmaginabile.

Quando tutto sarà su Facebook o collegato a Facebook non ci sarà bisogno di fare ricerche nella rete, con Google o Yahoo, ma si potrà cercare direttamente lì dentro, nella nuova rete delle reti. Credo che non ci sarà neanche più bisogno di cercare, perchè saremo magicamente informati di tutto ciò che ci serve in modo automatico, dal momento che saremo parte integrante del meccanismo.

martedì 26 maggio 2009

Critical City

CriticalCity - TechGarage Pitch from Staff CriticalCity on Vimeo.

Critical City vince alla grande Techgarage 2009. Si è aggiudicata infatti tutti i premi della business competition: premio della rete, premio di Wired, premio della giuria di Techgarage. Critical City è stata anche premiata qualche tempo fa all'interno del progetto Kublai.

Critical City è un social network che ha come mission quella di migliorare le nostre città, con la scusa di organizzare un gioco dove gli utenti propongono delle iniziative, missioni, che trovano forma nelle strade, nei palazzi, nei parchi, nel territorio. Tutti possono proporre un progetto, tutti possono partecipare per realizzarlo.

Critical City incarna dunque perfettamente lo spirito di Kublai, per certi aspetti sorpassandolo.

Critical City ha una mission molto ambiziosa. Avrà successo se saprà stimolare le persone ad essere proattive, pragmatiche, concrete. Alcune persone sono così di natura, però sono poche secondo me. La scusa del gioco può essere un primo incentivo, ma non credo che basterà. Entrerà presumibilmente in gioco la pubblica amministrazione, attraverso i comuni, le province, le regioni.. allora la questione si farà più autorevole, anche di portata superiore. Ci si augura infatti che le iniziative siano sempre più ambiziose, fino a toccare scopi nazionali, o addirittura internazionali. Bello.

Nel frattempo si vivono piccole storie, intriganti.

Qui in Brera a Milano, da anni alcuni artisti di strada si ritrovano di notte per mettere in piedi strane decorazioni metropolitane. Al mattino le persone "comuni" che escono di casa per andare al lavoro restano a bocca aperta dalla meraviglia, ma soprattutto perchè queste piccole opere riescono a rompere gli schemi e la quotidianità.

mercoledì 29 aprile 2009

Social Commerce

Il social web diventerà profittevole.

Jeremiah Owyang propone un'interessante razionalizzazione dello sviluppo del social web attraverso un percoso diviso in 5 fasi, 5 ere come le definisce lui. Jeremiah sottolinea che le fasi non sono sequenziali, tuttavia, l'affermazione generalizzata di un'era piuttosto che un'altra fa registrare tendenzialmente proprio una sequenza. Duque, citando il suo riassunto troviamo le seguenti 5 ere:

1) Era of Social Relationships: People connect to others and share
2) Era of Social Functionality: Social networks become like operating system
3) Era of Social Colonization: Every experience can now be social
4) Era of Social Context: Personalized and accurate content
5) Era of Social Commerce: Communities define future products and services

SN_5ErasTiming.jpg

Con un po' di malizia mi viene da leggere tra le righe un taglio propagandistico. Oggi ci si domanda come far soldi con i social nerwok, se sarà mai possibile fare soldi col 2.0, andando forse un po' contro l'opinione comune che il web 2.0 deve restare gratuito, per la sua natura libera, sociale. L'articolo di Jeremiah tenta forse di dare una risposta ottimistica verso quelli che dovrebbero investire in questa direzione: brand, marketer, vendor, publisher, ecc.

Ad ogni modo, l'immagine proiettata dalla quinta fase è davvero suggestiva: Le community disegneranno i prodotti ed i servizi per le aziende attraverso il social web. Le community potranno suggerire le innovazioni, pilotare gli investimenti, decretare il benessere come il futuro dei brand. Le community saranno aperte, trasparenti, condivise e collaborative.

In questo scenario è evidente che il "classico" apparirà vecchio ed inefficace. Si ripenseranno gli strumenti di CRM, di Advertising, di eCommerce e del Marketing in generale.

In altre parole succederà che gli investimenti in un costosissimo spot pubblicitario passato per settimane nel classico canale televisivo saranno in gran parte inefficaci se nelle community non si diffonderà rapidamente un messaggio di approvazione condiviso.

La vera novità è che i nuovi prodotti passati in TV dovranno incrociare il benestare del mercato in maniera assolutamente naturale perchè saranno frutto di un approccio/percorso di innovazione scaturito proprio dal mercato stesso.

SN_5ErasTable.jpg

venerdì 6 marzo 2009

Working Capital

Si è svolta la conferenza stampa per il lancio del progetto Working Capital, il fondo di corporate venture capital sponsorizzato da Telecom Italia.

L'evento è iniziato con una tavola rotonda i cui partecipanti, Bernabè (AD telecom italia), Dettori (Dpixel), Barberis (DADA), hanno raccontato le loro storie e le motivazioni alla base di questa iniziativa. La discussione è stata moderata, in maniera squisita e preziosa, da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia.

Successivamente, se pure un po' alla svelta, è stato presentato il progetto.

Dpixel, quindi Gianluca Dettori, farà da Advisor cioè selezionerà e sponsorizzerà i migliori progetti che andranno poi seguiti e incubati, secondo diverse formule, in Telecom Italia.

Il fondo Working Capital nasce per il sostegno di iniziative Web 2.0 e finanzierà una quarantina di startup mettendo a disposizione nel complesso 5 milioni di euro in due anni.

Due considerazioni:

  • Bisogna riconoscere un grandissimo ringraziamento a quegli imprenditori che si concedono il tempo per voltarsi indietro e sostenere le giovani startup. Nonostante il loro successo, non si chiudono a difesa dei loro feudi ma tendono una mano, si rimettono in gioco, mettono a disposizione la loro esperienza.
  • Qualche settimana fa, Twitter, la prima e più importante piattaforma di micro blogging, ha ricevuto una nuova trance di liquidità per 35 milioni di dollari (si arriva quindi a 50 nel complesso). Twitter non fa ricavi eppure nel suo business plan ce ne devono essere davvero molti a budget. Ebbene, come fa una piccola startup italiana a competere con i mostri della silicon valley? E non mi riferisco solo al fatto che i 5 milioni di euro di Working Capital, spalmati su 40 idee, sembrano briciole. Mi fa rilettere il fatto che in silicon valley vedono molto più lontano, sia chi finanzia, sia chi concepisce e realizza la vera innovazione del web, quella che fa eco nel mondo intero.

martedì 3 marzo 2009

Web 2.0 vs. Facebook

Lady Greenfield, neuroscenziata e professore di farmacologia delle sinapsi ad Oxford, ha dichiarato ad una commissione della House of Lords alcune allarmanti considerazioni sugli effetti dei social network sulla psiche, in particolare dei più giovani.

Di seguito, alcuni passaggi significativi estratti dall'intervento audio.

  • Il governo e il parlamento non hanno ancora prestato l'attenzione dovuta ai cambiamenti indotti nella mente dall'esperienza dei social network come Facebook e Bebo.
    I social network offrono un'esperienza svuotata di ogni coerenza narrativa e di significato profondo. La conseguenza è che la mente del 21esimo secolo è pressocché infantilizzata, caratterizzata da tempi d'attenzione ridotti, tendenza al sensazionalismo, incapacità di partecipazione empatica e da un debole senso dell'identità".
  • Se il cervello giovane è esposto dal suo inizio ad un mondo basato sul modello dell'azione-reazione veloce (…), questi cambiamenti così bruschi lo formeranno perché esso operi sulla stessa scala temporale. E forse nel mondo reale tali risposte non si verificheranno con tanta immediatezza e allora è possibile che si osservi l'insorgere di un disturbo di deficit dell'attenzione.
  • Potrebbe essere d'aiuto indagare se la pressocché totale immersione della nostra cultura dentro un mondo di tecnologie dello schermo possa essere esser messo in relazione con l'avvenuto incremento di tre volte nelle prescrizioni di farmaci contro l'iperattività derivante da disturbo del deficit di attenzione".
  • L'acuta dipendenza dal soddisfacimento concreto e immediato può esser posto in relazione con l'analogo funzionamento di quei sistemi cerebrali che giocano un ruolo nella creazione della dipendenza da droghe. Così non dev'essere sottovalutato l'elemento del piacere nell'interagire con uno schermo, quando ci arrovelliamo sul perché sia così attraente per i giovani.

Personalmente mi trovo abbastanza d'accordo, ma non nel taglio allarmistico. La società sta cambiando, questo è un dato di fatto. Per le nuove generazioni, quelle native digitali, velocità e interattività rappresentano il pane quotidiano, la dieta digitale.

Ma chi ci dice che la dieta digitale fa dimagrire il cervello?

Non sono i social network ad aver avviato questo processo, neanche Internet, è stata la televisione, anzi la telecomunicazione, anzi i trasporti. La telematica, infatti, si puà descrivere come l'industria dei trasporti che fa muovere le informazioni.

La televisione però non trasporta le persone, le immobilizza davanti allo schermo. Sono i contenuti a viaggiare sempre più velocemente, a bombardare le nostre case e la nostra testa. In questa direzione primeggia la pubblicità che è via via più veloce, piena di messaggi, luci, movimenti, concetti. Oggi milioni di telespettatori restano incollati allo schermo tutte le sere, con la bocca aperta, inermi di fronte a contenuti ogni giorno più trash, kich, pulp, unreal, surreal, extreme, demential, ecc.

Con Internet, con il web 2.0 e con i social network, le persone possono scegliere, interagire e partecipare sia come spettatori, perchè commentano e giudicano, sia come autori, perchè generano e condividono i propri contenuti.

Anche la pubblicità su Internet sta diventando interattiva, divertente, partecipativa.

A dire il vero i social network generalisti, come Facebook, Bebo, MySpace, ecc. non sono veranmente web 2.0 oriented. A conferma di questa tesi, invito a buttare un'occhiata a questa quotata statistica dei 15 siti web 2.0 più popolari ed apprezzati dal popolo di internet. I social network generalisti non figurano. Il titolo del link, non a caso, è user-generated-content.

Qual è il contenuto web 2.0 di Facebook?

IMHO il suo contenuto è fatto prevalentemente di relazioni, contatti, aggregazioni, sostenitori, fans, followers. E' fatto quindi di persone e reti di persone. E non è poco.

Il limite di Facebook, al quale indirettamente indirizza anche l'illustre neuroscienziata, si manifesta quando le reti intorno al singolo individuo si espandono eccessivamente, perchè diventano incontrollabili e inutili, almeno se non fai business. I super veloci ed immediati mini-feed di Facebook, che statisticamente si pongono al primo posto tra gli interessi dei suoi utenti, si trasformano via via in anonime e noiose scocciature.

Lady Greenfield allora suggerisce di ritrovare il senso della misura, la misura delle relazioni, per riscoprire il valore di una comunicazione più profonda ed intima, e quindi più interessante.

mercoledì 25 febbraio 2009

One Startup. 60 Seconds. Go!

Segnalo un iteressante spazio web dedicato alle giovanissime startup.

One start up. 60 seconds. Go!

In questo sito si possono registrare elevator pitch in formato video di non oltre 60 secondi. Si possono poi lasciare commenti e giudicare la performance degli atri starter. Una piattaforma web 2.0 sui progetti web 2.0.

E' interessante soprattutto per trovare qualche spunto per esercitarsi e preparare incontri di speed dating o elevator pitch con venture capital, business angel o altri incubarori di imprese.

I tre minuti dello speeddatingmilano organizzato da Emil di Startupbusiness, infatti, sembrano un'eternità a confronto. Emil non scherzava quando ha sparso la voce che per il prossimo evento pensa di organizzare speed dating di soli 2 minuti.

L'esempio del video sotto è incredibile, dura solo 12 secondi.. non a caso.

mercoledì 14 gennaio 2009

Barack vs. Walter

Riprendo un passo di un post di Nicola Mattina in cui si fanno interessanti considerazioni sulle funzionalità di Facebook.. e di come sarebbe bello se i nostri politici sapessero interpretarle nella maniera corretta.

Le pagine, al contrario dei profili, nascono essenzialmente per motivi di business e per pubblicizzare prodotti, servizi e persone. Le pagine sono pubbliche e quindi possono essere indicizzate dai motori di ricerca. Allo stesso tempo, non si può diventare amico di una pagina, ma occorre limitarsi a essere fan. Coerentemente, mentre un profilo (cioè una persona) può avere fino a 5.000 amici, una pagina può avere un numero infinito di fan.
Ecco perché, i frettolosi quanto superficiali consulenti di Walter Veltroni hanno creato un profilo limitando il numero di suoi sostenitori a 5.000, mentre i più accorti consiglieri di Barack Obama hanno usato una pagina che raccoglie oltre 3.600.000 sostenitori.